Ahimè, della storia musicale dell’Africa precoloniale disponiamo di poche informazioni, per lo più pittografiche. un esempio ne è il graffite rinvenuto nel 1956 a Tassili n’Ajjer (Algeria) databile tra un arco di duemila anni, tra il 6000 e il 4000 a.C. Quest’affresco ci testimonia la presenza, già dagli albori dell’umanità, di forme musicali. L’affresco raffigura infatti otto danzatori (tre uomini e cinque donne). Grazie ad un altro affresco, raffigurante un suonatore di arpa a 6 corde, ci rendiamo conto della presenza di strumenti più o meno complessi utilizzati nell’Africa subsahariana. Questo documento riporta anche una particolarità ed una grande rivelazione: di fianco all’esecutore si trova un ascoltatore (forse d’alto rango); questo elemento cozza con la credenza che la musica destinata all’ascolto piuttosto che alla danza in Africa non fosse diffusa. Dall’arrivo arabo in nord africa, tra il VII e il XII sec., abbiamo un notevole arricchimento di testimonianze: innumerevoli fonti arabe parlano del talento degli africani per la poesia e della loro versatilità della danza. Nel canto africo è molto forte la presenza del ritmo ripetitivo che scorre nel sangue dell’esecutore, ad affermarlo è un epigramma arabo “Se un africano cadesse dal cielo, cadrebbe a ritmo”. Anche i tamburi occupano un importante ruolo nel canto africano poiché accompagnano la voce e addirittura vengono definiti surrogati del parlato.

Per chi volesse approfondire gli argomenti si consiglia un antologia composta da antichi documenti compilata da John McCall nel 1998. Lì si trovano informazioni sugli strumenti (origine, costruzione, suoni che producono) e sui contesti musicali (cerimonie in onore di regnanti, rituali di guarigione, divertimento). Inoltre si parla della costruzione del ritmo: semplice, breve e ripetitivo che viene sovrapposto ad altri ritmi e va dunque a creare una situazione di sovrapposizioni molto suggestive all’ascolto.

La musica africana si è diffusa in particolar modo in America che ha subito fortemente l’influenza delle danze e dei canti africani. Ad esempio nelle chiese protestanti americane si usa avere un coro gospel. Nell’evoluzione musicale si è giunti all’Afropop, ossia la miscela di canti della musica pop americana e del pop africano. L’Afropop non è uno stile bensì un insieme di stili che compongono la musica popolare africana. Anche il jazz, molto diffuso in America, è di origine saldamente africana, ed è proprio questa origine che dà al jazz la vivacità che lo caratterizza.

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